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Risaie piemontesi

Nella pianura di Vercelli e Novara si susseguono a perdita d'occhio gli specchi regolari delle risaie, divisi da lunghi filari di pioppi e da canali d'irrigazione.

Il riso cresce nell'acqua e i campi devono essere allagati; perciò lungo il loro perimetro si costruiscono dei bassi argini sufficienti a trattenere l'acqua che viene immessa. Poi si semina, e la risaia appare come uno stagno dalla superficie immobile. A primavera, quando le pianti ne sono cresciute, l'acqua non si vede più. Tra settembre e ottobre le pannocchie del riso sono mature. Allora la risaia viene prosciugata, il riso mietuto, trebbiato e portato nelle riserie dove subisce una serie di lavorazioni prima di essere messo in commercio.
Si cerca di migliorare la produzione con tutte le risorse della tecnica agraria: la rotazione delle coltivazioni, i trapianti, la selezione dei semi, l'impiego di macchine agricole e perfino riscaldando l'acqua durante i periodi di freddo con appositi impianti elettrici.

Sono ormai scomparse le mondine, le operaie che fino a qualche anno fa venivano d'estate a mondare, ossia ripulire le risaie dalle erbe nocive; oggi si usano i diserbanti, prodotti chimici che distruggono le erbacce e non danneggiano il riso.

Le risaie piemontesi sono entrate anche nei libri di storia italiana: nel 1859, l'inondazione del Vercellese servi a ritardare l'avanzata dell'esercito austriaco verso Torino.

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